gli appunti del direttore



Il cinema e i retaggi dell’
unità sabauda a 150 anni dall’impresa garibaldina saranno la cornice delle dodici opere in concorso al santa marinella film festival.


Anche il santa marinella film festival, nell’ambito del suo specifico, ha voluto ricordare il 150° dell’impresa garibaldina che portò alla conquista del Regno di Napoli e alla annessione delle altre regioni dell’Italia centrale da parte del Regno di Sardegna riunendo sotto un unico scettro, quello dei Savoia, le varie realtà politico amministrative in cui si divideva in quel momento l’Italia.

Forse inconsciamente e al di là delle mire egemoniche della monarchia piemontese, Garibaldi realizzò un desiderio abavo, un destino naturale di unità, di identità che nasceva da lontano: senza riandare ai tempi della Roma repubblicana, ma sempre in epoca remota troviamo tale sentimento unitario, da un punto di vista culturale, nella lingua di Dante e sotto l’angolazione politica, già con la Lega italica del XV° secolo sotto la guida di Federico da Montefeltro e Era dunque nei voti che tale unità si compisse.

La storia la scrivono i vincitori e l’impresa garibaldina, che ha avuto l’indubbio merito di porre l’unità d’Italia come un dato di fatto acquisito e indiscutibile, ci è stata tramandata con la retorica dell’epoca secondo una concezione dello stato e della società cattolico liberale voluta dal Cavour e dal Rosmini, nel desiderio di celebrare i potenti e nella necessità di emarginare il pericoloso pensiero mazziniano che propugnava un’altra ipotesi unitaria della quale si è persa memoria.

Ci fu dunque l’unificazione di un nord industriale e pragmatico con un sud agricolo e capace di grandi sacrifici; le due realtà avrebbero potuto integrarsi ed arricchirsi sia da un punto di vista culturale che economico; invece i conquistatori applicarono criteri colonialisti che crearono quei guasti i cui esiti infausti si perpetuano nell’Italia di oggi. Non guasti dovuti all’unità le cui pulsioni come abbiamo detto, datano da ben prima della nascita del regno di Sardegna, ma ascrivibili al modo in cui fu attuata.

L’utilizzo ex abrupto di un unico modello comportamentale a realtà economiche e sociali diverse che una millenaria saggezza aveva abituato ad equilibri precari, comportò l’insorgere di problemi ancor oggi irrisolti. Una disciplina intransigente, quasi militare e il richiamo ad uno stato, per i cittadini borbonici, lontano e non identificabile, imposti manu militari furono percepiti come una violenza che si andava a sommare ad altre violenze e disilludeva  le attese e le promesse fatte. E se da un lato i più facinorosi si rivoltarono in armi contro i nuovi padroni, dall’altra le popolazioni,  più timorose che acquiescenti, videro in questi capipopolo se non i propri rappresentanti  quantomeno dei “padrini”.

La mancanza di una adeguata preparazione della classe dirigente ai nuovi compiti, l’assenza di  una cultura “italiana” nei conquistatori piemontesi, la totale incomprensione per i problemi delle popolazioni annesse al Regno di Sardegna generarono la reazione di quelle con il conseguente fenomeno del cosiddetto  “brigantaggio”.

Il cinema italiano ha saputo cogliere, in più di una occasione e in modo lodevole tale aspetto e il  santa marinella film festival per concorrere con spirito critico e   ricordare l’inizio del processo di unificazione, propone in apertura e in chiusura della kermesse due film sulla questione del “brigantaggio” che nel loro insieme forniscono una visione variegata del problema: Briganti! di Pasquale Squitieri e Il brigante di Tacca del Lupo di Pietro Germi.

Tra queste due pellicole ormai “storiche” si articolerà la rassegna che comprenderà dodici film in rappresentanza del giovane cinema italiano (opere prime e seconde) che a giudizio degli organizzatori non hanno ancora avuto la meritata visibilità.

Avremo così film, al momento della selezione, inediti come Pietralata di Gianni Leacche o Un amore di Gide di Diego Ronsisvalle, accanto a film come Complici del silenzio di Stefano Incert, già ospite del festival con L’uomo di vetro.

Dal punto di vista autoriale tutti i film in concorso hanno meritato la nostra attenzione sia come regia che come sceneggiatura, fotografia e colonna sonora. Sotto il profilo dell’interpretazioni vogliamo sottolineare le prove femminili de La straniera di Marco Turco e de La pivellina di Tizza Covi e Rainer Frimmel che hanno indotto immediatamente all’ammissione delle opere per la genuinità espressiva.

Se nuovi registi si affacciano sulla scena, è ancor vero che giovanissimi attori si sono guadagnati il diritto allo schermo. Gli interpreti di tre pellicole su dodici, La pivellina, La fisica dell’acqua di Felice Farina, e L’uomo fiammifero di Marco Chiarini sono giovanissimi, alla loro prima esperienza e non demeritano minimamente a fianco di attori bravi  come Claudio Amendola,  Paola Cortellesi, Francesco Pannofino. Così come abbiamo ritenuto opportuno consentire al pubblico del  santa marinella film festival di apprezzare l’interpretazione drammatica della stessa Cortellesi nel film di Felice Farina e di Stefano Boni in Complici del silenzio di Stefano Incerti o di Massimo Poggio in Il compleanno di Marco Filiberti o di Ennio Fantastichini in Viola di mare di Donatella Maiorca  o ancora di Valerio Mastandrea in Good morning Aman di Claudio Noce. Sul fascinante versante femminile segnaliamo anche le interpretazioni di Valeria Solarino e di Isabella Ragonese sempre in Viola di mare.

La coralità e la orchestrazione dei ruoli in L’ultima villeggiatura di Eleonora Giorgi, alla sua seconda regia dopo essere stata attrice e produttrice, e nel giallo alla Agatha Christie, Un amore di Gide di Diego Ronsisvalle, con tanti attori già premiati nelle passate edizioni del santa marinella film festival come Olivia Magnani e Gigi Angelillo, hanno meritato l’inserimento delle pellicole nella rassegna così come la piacevole conferma di attori  noti per le loro presenze televisive come Massimo Bonetti in Pietralata di Gianni Loacche o Corrado Fortuna in Una notte blu cobalto di Daniele Cangemi.

Sul sito del festival www.santamarinellafilmfestival.org sarà disponibile il calendario degli eventi ed ogni film corredato di una scheda critica a filma di Arnaldo Colasanti.

Molti altri film, che certo avrebbero meritato l’attenzione del nostro pubblico, per motivi di spazi e di tempi sono rimasti fuori  come Exit di Massimiliano Amato di grande intensità drammatica, incentrato su un problema di grande attualità quale l’eutanasia o Pandemia di Lucio Fiorentino, un quadro di quello che potrebbe essere il nostro domani per effetto dell’inquinamento o ancora Velma di Piero Tomaselli sulla struggente consapevolezza della vacuità dell’esistenza con una fotografia che da sola basterebbe a qualificare il film.

Così come abbiamo dovuto rinunciare a presentare film che hanno  trattato storie e problemi di attualità quali Alma di Massimiliano Volponi sulla la vicenda angosciante di una nave rimasta per anni bloccata con il suo equipaggio in un nostro porto o Pochi giorni per capire di Carlo Fusco, sulle violenze ai minori nelle mura domestiche.

Ma così è; auguriamoci che anche queste opere trovino quanto prima degna accoglienza.


Il direttore del santa marinella film festival
Ernesto Nicosia