oltre l’immagine



Tra le doti di chi lavora sulla linea di frontiera fra cultura e comunicazione, essenziale è quella di mettere in dubbio sempre e comunque le proprie opinioni. Molto più della pazienza, della determinazione, della versatilità, la sospensione del giudizio è il vero discrimine che distingue un semplice organizzatore di eventi da un vero operatore culturale. Quando qualche anno fa, sulle pagine di un catalogo simile, lamentavo la pericolosa seduzione della dimensione soft digitale, sbagliavo in pieno a censurare l’avanzata della nuova tecnologia dentro l’intera filiera cinematografica.

In nome di una regola d’oro che privilegiasse l’aspetto spettacolare e cerimonioso (essenziale per gran parte del cinema del ‘900, vedi Visconti, Fassbinder, Kurosawa, tanto per citare tre maestri di cinematografie diverse), prendevo le distanze da tutto ciò che era leggero, rapido, immediato. Poi sono venuti gli impegni con la Primavera del cinema francese, con la carovana di Corti in festival tra Lecce, Barga, Civitavecchia e Catanzaro, con il Cinema nelle scuole della regione Lazio  e da ultimo con Cortoacquario. Tutte situazioni in cui la ritualità tradizionale della fruizione è venuta lentamente meno (a onor del vero anche a causa della chiusura di molte sale), a favore di una condivisione più critica e sofferta, in cui la proposta di necessità si è radicalizzata intorno al racconto individuale, all’esplorazione spesso documentaria della multiforme avventura umana. Insomma una sorta di accordo di voci tra una moltitudine di lingue diverse, tenute insieme dall’occhio vigile della cinepresa, grande o piccola, analogica o digitale che fosse, al fine di ricreare quella rete di riconoscimenti ed esperienze che qualifica il nostro stare al mondo.

Credo che soprattutto fra le generazioni future la parte dell’intrattenimento che il cinema una volta elargiva a piene mani gli sarà scippata completamente. Ci penseranno i media interattivi come il computer e i videogiochi a sollazzare le nottate insonni degli homini videns di domani. Il cinema, e l’audiovisivo in generale, avranno una funzione diversa: quella di informare, di rivelare storie e paesaggi inconsueti, inavvistati dalle antenne radar dei media generalisti. Una funzione niente affatto monotona nè triste, ma altrettanto gratificante e divertente se perseguita con curiosità e passione.  È per questo motivo che già dalla presente edizione i due diversi programmi che cortoacquario e il santa marinella film festival sottoporranno all’attenzione del pubblico saranno arricchiti da lavori di assoluto livello, che rispondono alle caratteristiche suddette. Film come Be Water My friend di Antonio Martino, La Sirena di Daniele Cini, Reflux di Pauline Goasmat, Non è ancora domani (meglio conosciuto come La pivellina) di Tizza Covi e Rainer Frimmel, La straniera di Marco Turco rappresentano delle felici incursioni negli universi paralleli e misconosciuti della diversità, della migrazione, della libertà. Piccole opere capaci di contenere il segreto di un’intera vita.

Chiudo accennando ad una piccola iniziativa che spero possa far felice il pubblico di Santa Marinella e dell’intero litorale tirrenico: dal prossimo anno cortoacquario riserverà una sezione ai filmati amatoriali girati nei formati tipici di questo genere (dal super8 in poi) che abbiano come tema il mare. Se avete del materiale in cantina da visionare mandatecelo, racconteremo insieme la vostra grande piccola storia. Buona visione.


Il coordinatore del santa marinella film festival
Claudio Storani