Siamo alla serata finale della XIII edizione del santa marinella film festival con Daniela Poggi, vincitrice del Premio per la migliore interpretazione femminile nel film L’esodo di Ciro Formisano, presentato il 1° agosto 2017 in prima nazionale.

Per Daniela Poggi non c’è bisogno di presentazione, basti ricordare che ha esordito giovanissima in teatro con Walter Chiari e proseguito la sua brillante carriera con il gotha del cinema non solo italiano: da Steno a Corbucci, da Pasquale Festa Campanile a Claude Chabrol, da Luciano Salce a Ettore Scola,

 

questa premessa per chiedere alla nostra ospite un giudizio, una riflessione su questa ultima esperienza.

Intanto voglio ringraziare tutti i miei amici, colleghi perché in un film, anche se la storia è imperniata su un personaggio e pensi di essere una protagonista, in realtà poi sei in una barca, si è tutti insieme, si lavora tutti insieme.

Non c’è un protagonismo, non c’è un vissuto da  individuo; c’è la condivisione sempre quasi 24 ore su 24. Il risultato che viene dalla tua interpretazione non è solo grazie al regista che ti dirige, non solo all’operatore, al direttore della fotografia, ma anche ai colleghi che ti stanno intorno, che lavorano insieme a te, con i quali si crea un feeling assoluto. Se questo non ci fosse stato non mi sarei mai o meglio, Francesca non si sarebbe mai avvicinata a quell’uomo (Peter ndr) se non fosse stato lui con la sua faccia, con i suoi occhi, con la sua anima;  Francesca non avrebbe avuto questo afflato, non avrebbe avuto questo interesse a conoscere questa persona un po’ particolare.

La stessa cosa posso dire per mia nipote che è stata capace come attrice giovanissima di rendere due facce della stessa medaglia cioè una realtà che tante ragazzine vivono oggi di cinismo quasi di crudeltà nei confronti degli adulti, dei genitori, dai quali vogliono assolutamente ottenere quell’oggetto (il telefono mobile ndr) perché quell’oggetto è un must e se non hai quell’oggetto non sei più nessuno quindi quella necessità di essere visibile anche attraverso i gadget e quindi all’inizio interpreta un personaggio molto antipatico per poi sviluppare invece un amore, una dolcezza attraverso i suoi occhi e questo grazie alla sua bravura, al suo talento. Così come le altre mie colleghe: vedi la scena che noi abbiamo girato dove  lei è una semplice barista e poi si lascia andare a un pianto dirotto. Eravamo lì che facevamo a gara a chi piangeva di più.  Io piango spesso in questo film ma lei pure e quindi è stato un po’ come dimenticarsi di tutto per darsi totalmente a quello che era il nostro obiettivo: far vivere questa storia, far ricordare questa realtà, fare in modo che chi ancora non avesse avuto occhi per vedere e orecchie per intendere venisse a conoscenza che c’erano delle persone alle quali è stata tolta la dignità della loro esistenza.

Per me, come attrice è chiaro che è importante lavorare su dei personaggi, su dei ruoli che ti danno la possibilità di lavorare sulla tua sensibilità, sul mettere in discussione anche te stessa e cercare di capire quali siano le tue corde, perché poi ogni attore ogni volta che interpreta un personaggio è una nuova volta è un nuovo viaggio dentro se stessi che spesso e volentieri scava realtà drammatiche che fanno anche male.

 

Dunque una nuova tappa in una prestigiosa carriera con un regista esordiente!

Io ho cominciato a lavorare che era il ’77 e già allora mi dicevo: – se riuscirò a fare anche la nonna vorrà dire che avrò fatto una bella carriera.- Ci sono riuscita, meno male, sono riuscita a fare una  nonna quindi adesso continuerò con la nonna e anche la bisnonna.

Ritengo sia  molto importante  metterci nelle mani della nuova generazione perché loro oggi hanno un altro occhio, hanno un’altra capacità di visualizzare le immagini, hanno un taglio registico completamente diverso.

Io mi sono totalmente affidata a Ciro. totalmente nel senso che noi ci siamo incontrati, abbiamo letto il copione insieme, l’abbiamo rielaborato un po’,  l’abbiamo studiato, dopodiché ho detto:-  io non voglio più partecipare come  Daniela Poggi che guarda Daniela Poggi attrice, voglio assolutamente essere Francesca che viene diretta da te quindi ti prego abbi cura di me. Gli ho detto proprio così e così è stato.

Ma la cosa più divertente era che sotto i portici mi mettevano veramente le monetine e ogni tanto dovevamo rincorrere le persone: –  scusi, noi siamo un film … scusate … no tenga, …  tenga … per favore.

Un’altra cosa veramente incredibile: c’era la colonna presso la quale io ero  in ginocchio, come avete visto, e a pochi centimetri c’era il barattolino 8per raccogliere l’elemosina. ndr)  con il cartello “esodata”. Beh voi non potete immaginare quanta gente camminava, parlava, leggeva, parlava al cellulare a voce alta e non vedeva niente ne il barattolino ne il cartello e li calpestava,  ma non sai quante volte.

Non hai idea, tu che sei lì, in basso di quale realtà umana scorgi: è proprio drammatica.

A questo proposito ho letto che in Danimarca hanno cominciato a mettere delle lucette a led ai passaggi pedonali per strada per abbagliare quelli che attraversano guardando il cellulare perché li mettono sotto con la macchina.

 

E l’accoglienza del pubblico a Santa Marinella?

Straordinaria, commovente; ha recepito con sensibilità e attenzione il tema, il problema e il personaggio regalandoci quell’applauso che per noi ha avuto il significato di vittoria.

 

 

A cura della dr Grazia Sette

responsabile dell’Ufficio Stampa

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