E’ con noi Marco Segato, vincitore del Premio per la miglior regia con il film La pelle dell’orso presentato al santa marinella film festival  il 27 luglio 2017, laureato con una tesi su Martin Scorsese, assistente alla regia al film di Carlo Mazzacurati La giusta distanza e, prima di realizzare il suo primo lungometraggio regista di documentari e di Pensavo fosse Bach, concerto-spettacolo di Mario Brunello, per rispondere, come di rito a qualche breve domanda

 

Com’è nato il film?

Il film è nato dove aver letto il libro da cui ho tratto il film La pelle dell’orso, edito da Guanda.

L’autore del libro Matteo Righetto era un collega di università e da anni non ci vedevamo. Un giorno ci siamo rivisti in stazione a Padova mentre aspettavo il treno per Roma. Mi chiese di leggere il libro uscito due giorni prima, io lo comprai li e durante il viaggio me ne innamorai. Ho subito pensato potesse diventare un bel film dove si potevano mischiare i canoni del film d’avventura, di viaggio di formazione e le tante istanze letterarie che mettono l’uomo di fronte alla natura. Ho pensato allo scenario straordinario delle Dolomiti, a Marco Paolini come protagonista e a un orso che avrebbe incarnato tutte le paure del giovane protagonista.

 

Riferimenti, metafore?

Il rapporto tra il padre e il figlio è il cuore pulsante del film, il nodo da sciogliere e la vera sfida da superare per il giovane protagonista. Il tema è attuale nella misura in cui oggi si parla molto di educazione, di rapporti familiari, di difficoltà di dialogo, ma questo è un tema universale radicato profondamente nelle narrazioni di tutti i secoli, è in qualche modo un archetipo narrativo su cui sono strutturati racconti, fiabe, romanzi e inevitabilmente tantissimi film.

Oltre a questo c’è l’uomo che sfida la natura, e nel farlo diventa adulto. Anche questo è un archetipo narrativo di tutte le fiabe e i racconti di formazione: il ragazzo sfida l’orso e nel farlo supera le paure che si porta dietro il diventare adulto.

 

L’iter per la realizzazione dell’opera?

Il percorso per  realizzare il film è stato relativamente veloce, ci sono voluti tre anni da quando abbiamo acquistato i diritti a quando il film è stato ultimato. Questo grazie all’ottimo lavoro del produttore Francesco Bonsembiante che è riuscito a coinvolgere numerose aziende private che grazie al tax credit sono entrate nella produzione del film. Abbiamo avuto comunque tutto il tempo per scrivere il film (ci sono state quattro stesure della sceneggiatura) e per fare i numerosissimi sopralluoghi necessari a dare realismo e verità alla storia.

 

Il rapporto con gli attori  e con Maeco Paolini in particolare ha presentato problemi?

Il rapporto con gli attori è stata per me una vera e propria sfida, venendo io dal documentario non avevo grandi esperienze alle spalle. Con Paolini c’è un intesa che nasce dal fatto che sono anni che lavoriamo insieme, eravamo d’accordo sul fatto che il suo personaggio avrebbe parlato poco e che avrebbe dovuto essere distante da quello che la gente trova a teatro. Paolini inoltre è anche cosceneggiatore e il suo personaggio l’ha costruito alla perfezione già prima di arrivare sul set. Con Leonardo Mason invece abbiamo lavorato sulla naturalezza cercando di preservare le cose naturali che un ragazzo della sua età si porta dentro. Tutti gli altri attori vengono dal teatro, e anche con loro ci conoscevamo già da tempo, questo ha reso il mio lavoro di direzione d’attore molto più semplice e naturale.

 

La risposta del pubblico e della  critica ha soddisfatto le attese?

 Il film, nonostante sia uscito in circa trenta copie, ha avuto un ottimo riscontro di pubblico ho fatto tantissime presentazioni e ho trovato sempre grande partecipazione dagli spettatori, colpiti dal ritmo lento, dal silenzio e dalla forza della natura. Anche il percorso ai festival è stato molto gratificante, siamo stati invitati ad oggi a circa 40 festival in Italia e all’estero (sono stato in Corea del Sud, in Canada, in Giappone e ben sette volte i Francia). Il Film ha vinto il Grand Prix ad Annecy, il premio Flaiano Opera prima, il Globo d’oro per la fotografia e sono stato candidato ai David di Donatello come miglior regista esordiente. E infine qualche giorno fa è arrivato anche il premio per la miglior regia al santa marienella film festival, una manifestazione storica ed importante dove una Giuria di grande livello ha scelto il nostro film – tra altri di alto livello – e questo ci dà un’enorme soddisfazione.

 

A cura della dr Grazia Sette

responsabile dell’Ufficio Stampa

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